ISSN 2464-9694

ANNO IV, Marzo 2019

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Le forme di compartecipazione nel reato
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Le forme di compartecipazione nel reato con particolare riguardo al reato associativo. Tratti il candidato l’associazione di tipo mafioso(anche straniera) e ne delinei le differenze con il concorso esterno in associazione (anche straniera)e con il reato di scambio elettorale.

(di Maria Carmen Quaranta)[1]

 

Le forme di compartecipazione criminale, le consorterie delinquenziali, sono un fenomeno congenito, non a caso già i Romani conoscevano e perseguivano più gravemente, la “societas sceleris”.

La compartecipazione, infatti, realizza maggiore intimidazione e rappresenta uno strumento efficace per superare la ritrosia a delinquere del singolo che, calato nel gruppo criminale, acquista più forza.

Pertanto, come evidenziato, già il diritto Romano incriminava il fenomeno del concorso nel reato, così come il diritto intermedio e lo stesso codice Zanardelli.

I Romani distinguevano i compartecipi; “architectus” era l’ideatore, “auctor” l’esecutore materiale ed i terzi, che apportavano comunque significativi contributi, erano i “particeps”.

Sulla stessa linea il codice Zanardelli distingueva (art.63) gli esecutori, i cooperatori immediati ed i determinatori, attribuendo sanzioni penali calibrati in modo diverso a seconda della diversa offensività della condotta.

In chiave comparatistica sono molti i sistemi penali che sanzionano, in maniera differenziata, i concorrenti sulla base del grado di compartecipazione e del ruolo assolto, distinguendo i concorrenti morali da quelli materiali.

Tra i concorrenti morali si colloca il Anni Originals 9 16 Sneakers Bambino Adidas SzMpUVdeterminatore, ovvero colui che ingenera il proposito criminoso nell’agente, e l’istigatore, che sollecita la realizzazione del delitto nell’agente che ha già maturato il proposito .

Entrambi sono puniti più gravemente dei meri partecipi.

I concorrenti materiali, infatti, sono coloro che realizzano concretamente il fatto o eseguendo l’azione incriminata (esecutore materiale), o agevolandone materialmente la realizzazione(partecipi).

Il codice Rocco, maturato in un contesto autoritativo e particolarmente preoccupato del fenomeno associativo, non distingue i compartecipi a seconda del ruolo assolto, ma li punisce allo stesso titolo e allo stesso modo ai sensi dell’art.110 c.p.

Suddetta disposizione, definita da autorevole dottrina “moltiplicatore di tipicità”, assolve insieme agli artt. 40 co. 2 e 56 c.p. e, ora alla luce della sentenza Thyssenkroupp anche al 113 c.p., funzione incriminatrice.

Il legislatore del 1930, infatti, differentemente dal codice Zanardelli e dai sistemi d’oltralpe, non disciplina i reati di parte speciale nella doppia versione monosoggettiva e plurisoggettiva, ma ricorre all’art.110 c.p. che, legandosi al reato di parte speciale (con un meccanismo similare alle circostanze del delitto), configura la fattispecie concorsuale eventuale laddove il fatto criminoso sia realizzato da più soggetti.

L’art.110 c.p., dunque, sottende la compartecipazione di più soggetti al delitto e li sanziona allo stesso titolo e con la stessa pena.

Ma sebbene sia chiara la scelta del codice autoritario di non differenziare gli apporti dei singoli, invero, diverse disposizioni normative avallano, seppur implicitamente, tale distinzione recepita anche in dottrina e pienamente accolta in giurisprudenza.

L’art.115 c.p. contempla l’ipotesi dell’istigazione al delitto, sanzionata solo se seguita dalla realizzazione del reato, riconoscendo dunque la figura dell’istigatore; l’art.112 cp n.2 prevede una precisa aggravante per l’istigatoredirettore della consorteria criminale; l’art.114 c.p., invece, ammette la riduzione della pena per il concorrente il cui contributo sia stato di minima importanza.

La giurisprudenza, inoltre, indagando le ipotesi di concorso nel reato proprio, ha espressamente evidenziato come nei reati propri esclusivi (ovvero quelli che rappresentano reato solo se compiuti dal soggetto avente la qualifica soggettiva, come l’incesto) perché lo stesso possa sussistere è necessario che il compartecipe, dotato della qualifica soggettiva, sia l’autore materiale del delitto, pena la trasposizione del fatto nell’area del penalmente irrilevante.

Pertanto, appare evidente che il nostro ordinamento giuridico, pur non operando una differenziazione in astratto dei ruoli, ammetta,in concreto, delle distinzioni tra i compartecipi.

Dunque, il concorso di reati, come evidenziato dalle SS.UU.2013 n.18374 in materia di reato transazionale (nel fare la distinzione tra associazione per delinquere e gruppo organizzato), rappresenta il primo stadio della compartecipazione al delitto.

Il concorso, infatti, non sottende necessariamente la premeditazione, può essere anche occasionale, improvviso.

I presupposti indefettibili sono altri: la pluralità di soggetti, la realizzazione del delitto o quanto meno del tentativo, la volontà di concorrere al medesimo crimine.

Perché sussista la pluralità di soggetti è valutata anche la compresenza di in imputabili ex art.111 c.p.

Il coinvolgimento degli stessi, data la gravosità e maggiore riprovevolezza, è sanzionata più gravemente ex 112 n.4 cp; il nostro sistema, infatti,tipizza le ipotesi di autoria mediata e configura anche il concorso con soggetti non imputabili,essendo comunque soddisfatto il requisito della compartecipazione di più individui.

I concorrenti, inoltre,devono contribuire alla realizzazione del fatto criminoso e,come evidenziato,sono puniti allo stesso titolo.

Non è però richiesto che ciascuno dei concorrenti realizzi per intero il delitto,pena l’impunità delle condotte frazionate idonee a configurare il reato.

È però necessario che ogni singolo partecipe apporti un contributo,materiale o morale,idoneo, in concreto ed ex ante (pena la non punibilità del “complice maldestro”)ad agevolare la realizzazione del fatto.

Inoltre,ai concorrenti è richiesto il “dolo di concorso”ovvero la volontà di realizzare,in compartecipazione con altri,quel preciso delitto.

Non a caso, la giurisprudenza è stata più volte chiamata a pronunciarsi sulla legittimità costituzionale dell’art.116 e 117 c.p. che rappresentano,secondo alcuni,le ultime forme di responsabilità oggettiva del sistema.

La giurisprudenza,in ossequio ai principi delineati dalla Consulta,ha ricondotto le suindicate ipotesi ad addebiti di tipo colposo,escludendo l’ipotesi di responsabilità oggettiva larvata.

La Cassazione 2012 n.11442 ha evidenziato che per il reato diverso ex 116 cp i compartecipi rispondono solo se questo è conseguenza prevedibile del reato originariamente concertato; rispetto all’art. 117 cp invece, nel caso di reato esclusivo, i compartecipi non rispondono se ignoravano inevitabilmente il titolo,mentre in caso di ignoranza colpevole vi è rimproverabilità e conseguente sanzione,inoltre lo steso art.117 prevede la possibilità,rimessa al giudice,di ridurre la pena in caso di delitto più grave.

È evidente il costante intervento giurisprudenziale sul concorso di persone nel reato volto a delinearne,in maniera puntuale,i caratteri portando a coerenza il sistema.

I concorrenti devono avere contezza e volontà di concorrere,non a caso si discorre di “dolo di concorso” evidenziando come, nella fattispecie concorsuale,anche l’elemento soggettivo ha delle peculiarità.

Trattasi, dunque di una doppia volontà, quella di concorrere e quella di realizzare il delitto.

Dubbi sussistono sulla possibilità di configurare in capo ai concorrenti,elementi soggettivi eterogenei, prospettando un concorso doloso in delitto colposo ed un concorso colposo in delitto doloso.

Mentre ab origine la dottrina escludeva fermamente tale ipotesi ergendo la dizione “medesimo reato” ex 110 c.p ad elemento ostativo,la giurisprudenza,invece,partendo dal 116 e 117 cp ha evidenziato come sia stato lo stesso legislatore a prevedere tale possibilità.

Determinate, inoltre, è anche l’art.113 cp che, incriminando la cooperazione colposa, avalla un contributo doloso in delitto colposo e viceversa,per la regola semplicistica che “il più contiene il meno”e che “non c’è dolo senza colpa”.

La cooperazione colposa,come evidenziato dalle SS.UU., sottende un “ collante”tra le condotte colpose,operando,pertanto,una chiara distinzione con le condotte colpose indipendenti scevre dalla “volontà di cooperare”.

Dunque, il capo III descrive in maniera per certi versi assai sintetica il concorso eventuale di persone.

Il codice penale,invero,conosce nella parte speciale una serie di reati plurisoggettivi a concorso necessario.

Trattasi di reati in cui la presenza di più soggetti è presupposto indefettibile.

Ne sono esempio i reati contratto che, incriminando ex se la stipulazione di un contratto, pretendono necessariamente due soggetti (esempio paradigmatico è la compravenda di sostanze stupefacenti ex art.73 del D.P.R 30990) o i reati in contratto che sottendono una condotta criminosa volta a stipulare un negozio di per sé non illecito(caso emblematico è il delitto di truffa ex 640 cp), i reati a sfondo sessuale che per la propria stessa realizzazione richiedono necessariamente la presenza di due soggetti, nonché i reati contro la pubblica amministrazione quali la corruzione,la concussione e l’induzione ex 319quater che,a seguito della recente riforma ex L.1902012,secondo alcuni,hanno subito un “fenomeno di trascinamento”nell’ambito dei reati contratto.

Ma sono,senza dubbio,i reati associativi a rappresentare l’ipotesi più esplicativa di reati plurisoggettivi necessari.

Reato associativo, per antonomasia, è l’associazione per delinquere ex 416 cp.

Già conosciuto dal Codice Zanardelli ex art.248, il reato associativo appare una fattispecie congenita nel nostro sistema penale, a differenza di altri stati, ai quali tale forma di consorteria criminale è del tutto sconosciuta.

La norma del codice del 1889, incriminava come il 416 attuale, l’associazione in sé, punendo come la norma attuale, più gravemente i promotori e direttori, pur limitando la consorteria criminale a specifici e tassativi delitti,ovvero quelli più gravi(i reati contro la giustizia,la persona,la fede pubblica…).

La norma prevedeva,inoltre,un particolare tipo di sanzione per gli associati che “scorrono nelle campagne e pubbliche vie”,secondo alcuni,primigenia modalità di incriminazione dell’allora “maffia”.

Dunque,il 416 cp non si differenzia,almeno nei suoi caratteri sostanziali , dall’antico 248. Infatti,anche ex 416cp è perseguita l’associazione in sé,i capi e promotori sono sanzionati più gravemente,è inoltre previsto un sensibile aumento di pena per il numero esponenziale degli associati e per la realizzazione di particolari categorie di delitti contro la libertà personale(quali lo sfruttamento della prostituzione,i reati contro l’identità sessuale dei minori).

Pertanto, il reato associativo,vede infliggere la sanzione penale per il solo fatto di associarsi,a prescindere dall’eventuale realizzazione dei “reati fine”.

Stante la maggior riprovevolezza e carica lesiva,la soglia del penalmente rilevante avanza.

Species del reato associativo è il 416bis cp:associazione per delinquere di stampo mafioso.

Trattasi di un reato plurisoggettivo necessario,di introduzione relativamente recente ex L.6461982(sulla base di cruenti fatti di cronaca che hanno corroborato il negazionismo del fenomeno mafioso celato dalla fallace, ma fortemente radicata credenza che “la mafia non esiste”).

La “maffia” originariamente era intesa dal codice Zanardelli come una particolare forma di brigantaggio, localizzata, che affliggeva esclusivamente il Sud Italia; perseguita ex 248 come “scorribanda nelle campagne”,vede un intervento più deciso in termini sanzionatori ad opera del legislatore del 1930,stante la politica autoritativa del regime fascista.

A lungo prospettata come associazione per delinquere ex 416cp, è emersa come “para-stato”solo nella storia tristemente recente,richiedendo un intervento normativo ad hoc.

È il metodo mafioso a connotare l’associazione ex 416bis cp.

Metodo basato sulla forza dell’intimidazione, sulla condizione di assoggettamento e di omertà che ne deriva.

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Lo scopo della stessa è la gestione del territorio e, soprattutto, delle sue attività economiche,degli appalti,dei servizi pubblici al fine di realizzare profitti ingiusti e vantaggi illeciti, anche alterando il sistema elettorale.

Partecipare all’associazione mafiosa significa aderirvi,nei metodi e nei fini,contribuendo al suo sviluppo e alla sua sopravvivenza.

Non a caso, la giurisprudenza,se per i reati fine dell’associazione per delinquere ex 416cp richiede,per estenderne la rimproverabilità agli associati, una ideazione e programmazione originaria conosciuta e condivisa, nonché un concreto contributo,anche agevolatore, per i reati scopo dell’associazione per delinquere di stampo mafioso ritiene,tendenzialmente responsabili,i membri della “cupola”ovvero i capi,stante la struttura piramidale e con determinazione, ad opera dei vertici, dei reati fine.

Data la pericolosità dei reati associativi, species quelli di natura mafiosa, questi sono stati oggetto di una precisa Convenzione Internazionale:la Convenzione di Palermo.

La stessa ha inteso cogliere i caratteri del fenomeno associativo,alla luce della recente internazionalizzazione della criminalità organizzata,elaborando precisi interventi normativi volti a reprimere il fenomeno della consorteria criminale internazionale.

La L.1462006 è frutto,o meglio trasposizione,della suddetta Convenzione.

Attraverso tale intervento normativo, il legislatore ha introdotto la dibattuta figura del reato transazionale.

Questo non è definito in sé,infatti l’art.3 della suindicata legge, non ci consegna una definizione della fattispecie transazionale ma ne descrive i caratteri.

Trattasi di un reato con una pena non inferiore nel massimo a quattro anni qualora sia coinvolto un gruppo criminale organizzato, nonché sia commesso in più di uno Stato;ovvero sia commesso in uno Stato, ma una parte sostanziale della sua preparazione, pianificazione, direzione o controllo avvenga in un altro Stato;ovvero sia commesso in uno Stato, ma in esso sia implicato un gruppo criminale organizzato impegnato in attività criminali in più di uno Stato; ovvero sia commesso in uno Stato ma abbia effetti sostanziali in un altro Stato.364 Ons Images 2019HypebeastLoafersamp; Best Slip Sport Shoes In X0OPkw8n

L’art.4 inoltre,prevede una aggravante applicabile evidentemente solo all’ipotesi di cui all’art.3 lettera c) ovvero al caso in cui sia “implicato un gruppo criminale organizzato”di un altro stato.

Trattasi pertanto,di una aggravante speciale che mira a sanzionare, in maniera più decisa, il gruppo “transazionale”.

Ab origine,la dottrina avallata dalla giurisprudenza, ha escluso la possibilità di applicare la suddetta aggravante ai reati di associazione ex 416cp e 416bis postulando l’identità tra il gruppo criminale organizzato agevolatore all’estero e l’associazione criminosa.

Tale approccio è stato invece totalmente disconosciuto dalle SS.UU.201318374.

La S.C. infatti,ha espressamente ammesso l’applicazione dell’aggravante ex art.4 L.1462006 ai reati associativi ex 416 e 416bis cp transazionali nel caso in cui, un gruppo straniero, abbia apportato un contributo significativo all’attività delittuosa della consorteria criminale.

La Cassazione evidenzia come sia necessario distinguere il concorso di persone nel reato,il gruppo organizzato e l’associazione per delinquere sulla base di una crescente capacità offensiva.

Il concorso di persone, infatti,sottende una mera compartecipazione al reato scevra da organizzazioni di sorta,non a caso la consorteria criminale, nei casi di concorso, può essere anche occasionale ed improvvisata.

Il gruppo criminoso, invece,sottende una struttura organizzativa non occasionale, sebbene rudimentale, a differenza dell’associazione per delinquere ex 416 e 416bis, che richiede una organizzazione stabile di individui e mezzi,volti al perseguimento di un preciso scopo.

Dunque, laddove l’associazione ex 416 o 416bis cp presenti una propria “ cellula”di compartecipiassociati in un diverso stato,senz’altro il reato sarà transazionale ,ma non sarà applicata l’aggravante ex 4 L.1462006.

Se invece il contributo provenga da un gruppo criminale allocato in un altro stato ma che non rappresenti una “longa manus”dell’associazione,avendo una propria struttura, sebbene rudimentale nonché una propria identità,sarà possibile prospettare il reato associativo ex 416 o 416bis transazionale aggravato.

Appare dunque,necessaria una distinzione.

Se il reato associativo,anche di natura mafiosa, è commesso in più di uno stato, si discorrerà di associazione per delinquere ex 416 o 416bis transazionale;se invece il contributo provenga da un gruppo criminale allocato in un altro stato diverso dall’associazione,sarà prospettabile un concorso esterno transazionale in associazione ex 416 o 416bis cp.

Dunque,l’associazione mafiosa se opera all’estero, è di natura transazionale ma è possibile che, attraverso il metodo mafioso operino, in Italia,anche soggetti “stranieri”;la modifica della rubrica del 416 bis consente di applicare la suddetta norma non solo alle associazioni mafiose “territoriali” ed endemiche quali la mafia siciliana,la camorra o le ‘ndrine ma anche a quelle “innominate”di stranieri che si servano degli stessi mezzi di intimidazione descritti dal 416bis cp.

Differente l’ipotesi del contributo agevolatore di un gruppo o di soggetti esterni,anche stranieri.

La L.1462006 configura un’autonoma aggravante ex art.4 per il gruppo implicato,diverso dall’associazione,che dia un contributo concreto;la giurisprudenza in questi casi ricorre alla sempre discussa ipotesi del concorso esterno in associazione per delinquere di stampo mafioso.

La realtà fattuale ha infatti dimostrato che,molto spesso,l’associazione criminosa si avvale di soggetti “non associati”,dunque esterni,che però agevolano,promuovono,rafforzano la consorteria mafiosa.

Ricorrendo al “moltiplicatore di tipicità” ex 110 cp.la giurisprudenza ha configurato il concorso eventuale in reato a concorso necessario:il concorso esterno in associazione mafiosa.

Senz’altro i contorni di tale discussa figura criminosa,non appaiono nitidi.

Autorevole dottrina,infatti,ha più volte evocato l’illegittimità di suddetta ipotesi in evidente contrasto con i principi di riserva di legge,tassatività,determinatezza e precisione.

Eppure,data la riprovevolezza del fenomeno mafioso,il ricorso al concorso esterno appare uno strumento necessario per arrestare la “macchina del consenso”mafioso sanzionando anche gli imprenditori,i pubblici funzionari nonché i politici che pur non essendo parte integrante della consorteria mafiosa,contribuiscono allo sviluppo e rafforzamento della stessa.

I caratteri essenziali del concorso esterno,non a caso,sono stati delineati dalle numerose pronunce giurisprudenziali intervenute sul punto.

La genesi del fenomeno è da ricondurre alla nota sentenza Demitry(Cassazione 1994 n.16) che per la prima volta accolse la teoria del concorso esterno tentando di tracciarne gli elementi costitutivi.

Il concorrente esterno, a dire della S.C. “è colui che non intende far parte dell’associazione né che l’associazione chiama a far parte”nonostante questa “estraneità” il concorrente apporta un contributo significativo nei “momenti di fibrillazione e patologia dell’associazione garantendone la sopravvivenza”.

Il concorrente esterno,dunque,pur non condividendo i metodi e fini dell’associazione,interviene in momenti di necessaria supplenza per ostacolare la cessazione della consorteria mafiosa. La sentenza Demitry,proprio in quanto limitava il concorso esterno in associazione mafiosa ai soli momenti di fibrillazione, fu aspramente criticata dalla dottrina al punto tale da richiedere ulteriori precisazioni giurisprudenziali.

La sentenza Mannino prima e Carnevale poi,connotarono, in maniera ancor più chiara, il fenomeno del concorso esterno.

La sentenza Carnevale,infatti, si sofferma in maniera precisa sul contributo del concorrente esterno(SS.UU.2003 N.22327).

Suddetta pronuncia vedeva imputato un magistrato come concorrente esterno in quanto preposto dalla consorteria mafiosa ad “aggiustare le sentenze”dei capi di Cosa Nostra.

La pronuncia proscioglie l’imputato(sottoposto al processo per aver configurato la nullità delle sentenze sul caso Basile per un vizio di forma)ma fissa principi,ancora in parte seguiti,per la configurazione del concorso esterno.

La S.C. evidenzia che il contributo del concorrente esterno non deve solo sussistere nei momenti di declino o fibrillazione dell’associazione ma è prospettabile anche nei momenti di fisiologia al fine di rafforzare l’intero sistema criminale.

Questo può essere,come evidenziano le SS.UU., di qualunque natura:economico, materiale,morale e persino processuale purchè si atteggi come agevolatore,in concreto,con il relativo onus probandi.

La sentenza Mannino bis(Cassazione 2010n.7651) descrive “funditus”il contributo agevolatore ricorrendo alla “causalità dell’agevolazione” sulle coordinate delle SS.UU.Franzese.

È possibile, a dire della Suprema Corte,che anche un politico,un funzionario,un pubblico ufficiale concorrano, ab externo, alla consorteria mafiosa, purchè tale contributo risulti agevolatore in concreto e non nel caso in cui il comportamento dell’imputato sia di “mera disponibilità”verso l’associazione mafiosa.

Il diritto penale,evidenzia la Cassazione,è il delitto del fatto, non della riprovevolezza sociale dell’autore,pertanto, perchè possa trovare applicazione il 110 cp in combinato disposto con il 416 bis cp, è necessario che sussista una agevolazione concreta e provata.

È evidente, come sottolineato da una recente e nota requisitoria(la requisitoria del Procuratore Generale Iacoviello al processo dell’Utri)che alla luce dei principi della “Mannino bis”sia assi più difficile strutturare un impianto accusatorio stabile per il concorrente esterno.

La necessità di ossequiare il principio di offensività in concreto,esaltato continuamente dalla giurisprudenza,rendono,secondo alcuni,atrofizzata la combinazione 110cp416bis cp. al punto che diverse sono le voci di autorevole dottrina e della stessa giurisprudenza,volte ad un intervento legislativo puntuale, rispettoso dei principi generali ma,allo stesso tempo capace di sanzionare fermamente il concorso esterno.

Stante la difficoltà,soprattutto probatoria, dell’ipotesi del concorso esterno, si è fatto spesso ricorso,come dimostra la “Mannino bis” al reato di scambio elettorale politico-mafioso.

L’art.416 ter, inserito nel 1992 dopo i tristemente noti fatti di cronaca, è la rappresentazione paradigmatica dell’inefficienza di interventi legislativi dettati dalla sola urgenza.

Non a caso la norma, sin dalla sua genesi,palesò la propria inadeguatezza.

L’originaria struttura normativa,infatti,incriminava solo il politico nella fallace convinzione che il mafioso venisse sanzionato ai sensi del 416bis, che ottenesse la promessa di voti in cambio di denaro, con una pena da 7 a 12 anni.

L’applicazione giurisprudenziale e la prassi ne hanno palesato le criticità.

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In primis,la limitazione al solo politico appariva irragionevole ,in secundis il reato si configurava con l’erogazione e pretendeva necessariamente lo scambio denaro-voti.

La pratica giurisprudenziale ,invece dimostrava come fosse assai più comune lo scambio voti contro favori di vario genere che andavano dalla mera disponibilità del politico all’affidamento di appalti,all’attribuzione di posti di lavoro.

Inoltre, incriminare la sola erogazione di denaro, escludeva la possibilità di configurare il 416ter in caso di promessa non seguita dalla dazione.

La giurisprudenza,per garantire l’applicazione pratica del 416ter tendeva ad ampliarne l’ambito applicativo estendendo la norma ai casi di scambio voti-favori valutabili in denaro ed,in alcuni casi, perseguendo anche la mera promessa.

Palese la violazione del principio di legalità.

Il sollecitato intervento normativo ha trovato risposta nella L.622014 che ha riformato lo scambio elettorale, non senza criticità.

La nuova disposizione normativa incrimina chiunque accetti la promessa di procurare voti, mediante modalità mafiose, in cambio dell’erogazione o della promessa di denaro o altre utilità,con la reclusione da 4 a 10 anni e sanzionando anche il promittente.

Dunque,l’attuale dettato normativo incrimina politico e mafioso,a differenza della norma precedente,vede il reato consumato anche con la sola promessa e ravvisa lo scambio elettorale anche in presenza di generiche utilità, pur riducendo la pena.

Il ricorso all’utilità è, senza dubbio,pertinente.

Sono i “favori” i prezzo di scambio,più che il denaro.

Il reato attuale, inoltre, si perfeziona anche con la mera promessa anticipando la soglia del penalmente rilevante e riconducendo il 416ter nell’orbita dei reati di pericolo che sanziona per giunta entrambe le parti.Line Sneakers Revolution Running From Nike 2 Men's Finish R435LAjq

Dunque il legislatore ha inteso anticipare la soglia di punibilità sanzionando anche i fatti prodromici.

La pena,invero,appare ridotta e la norma inoltre richiede un ulteriore presupposto:il metodo mafioso.

Pertanto la disposizione,sebbene “neoanta”,ha subito alimentato un articolato dibattito. In primis,un punto ormai caro alla cronaca:la riduzione di pena. A ben vedere, però, il 416ter nella sua struttura attuale,si configura come un reato di pericolo volto ad evitare la realizzazione di quanto disposto dall’art.416bis comma 3.

Proprio questa anticipazione della soglia punitiva giustificherebbe,secondo alcuni,la riduzione di pena;incriminando la mera promessa,infatti, si arretra la soglia del “penalmente”rilevante e,in ossequio alla necessità rieducativa della pena,se ne prevede una riduzione rispetto al passato.

Se infatti alla promessa segue l’erogazione del denaro od altre utilità che apportano un contributo agevolatore alla consorteria mafiosa,per il politico sarà configurabile il concorso esterno, con un sensibile aumento di pena.

Più ragionevole appare,invece la seconda critica sollevata in relazione al “metodo mafioso”richiesto dal 416tercp. Mentre infatti per lo scambio voto-denarovoto-utilità appare prospettabile una continuità normativa,con conseguente successione di norme penali ai sensi dell’art.2cp, stante la natura più ampia del 416ter attuale,in relazione al metodo mafioso,invece,questa previsione appare, senz’altro, una precisazione innovativa.

L’originario 416ter, sul punto,taceva.

Alcuni pertanto,hanno paventato con la nuova formulazione una ipotesi di nuova incriminazione con conseguente irretroattività e gravame sulle fattispecie incriminate.

Data l’attualità della disposizione,la poca giurisprudenza pronunciatasi ha,tendenzialmente adottato la tesi della continuità normativa. Secondo i giudici,infatti il legislatore si è semplicemente limitato ad esprimere,in maniera chiara,un requisito implicito anche nel vecchio416ter;dunque,sulla base di una interpretazione che valorizza l’intentio legis,appare convincente prospettare la continuità normativa. Ostativo, in tal senso il principio di legalità che,in parte sembra oscurato da una interpretazione estensiva. Non a caso,la questione è tuttora fortemente dibattuta.

Appare evidente che la materia associativa,species la consorteria mafiosa,richieda particolari cautele al legislatore,nell’elaborazione del precetto ed all’interprete nella fase ermeneutica.

La compartecipazione al delitto,da sempre massimamente riprovevole,non a caso già nota ai romani,considera i delitti associativi tra i più odiosi nonchè tra i più pericolosi.

L’associazione per delinquere species,quella mafiosa,flagella tuttora il nostro sistema economico-sociale,e appare sempre più versatile,sempre più all’avanguardia,sempre più internazionale.

La necessità di arrestare il suddetto fenomeno,mai smentita in astratto,sembra,in concreto aver subito delle battute d’arresto.

La riforma del 416ter apporta linfa nuova ma resta sempre scoperta e tuttora dibattuta, l’annosa questione legata all’ipotesi del concorso esterno.

La repressione pretende strumenti idonei,efficienti,certi ed ossequiosi dei principi generali del diritto penale,pertanto,l’intervento normativo sul concorso esterno non è semplicemente dovuto ma,allo stato attuale,assolutamente indispensabile.

 

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[1] Il presente elaborato è stato redatto al corso di preparazione al concorso in magistratura, coordinato dal dott. Maurizio Santise, ed è stato integrato e adattato per esigenze editoriali, senza, tuttavia, alterarne la sostanza.


Le forme di compartecipazione nel reato

Le forme di compartecipazione nel reato con particolare riguardo al reato associativo. Tratti il candidato l’associazione di tipo mafioso(anche straniera) e ne delinei le differenze con il concorso esterno in associazione (anche straniera)e con il reato di scambio elettorale.

(di Maria Carmen Quaranta)[1]

 

Le forme di compartecipazione criminale, le consorterie delinquenziali, sono un fenomeno congenito, non a caso già i Romani conoscevano e perseguivano più gravemente, la “societas sceleris”.

La compartecipazione, infatti, realizza maggiore intimidazione e rappresenta uno strumento efficace per superare la ritrosia a delinquere del singolo che, calato nel gruppo criminale, acquista più forza.

Pertanto, come evidenziato, già il diritto Romano incriminava il fenomeno del concorso nel reato, così come il diritto intermedio e lo stesso codice Zanardelli.

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Sulla stessa linea il codice Zanardelli distingueva (art.63) gli esecutori, i cooperatori immediati ed i determinatori, attribuendo sanzioni penali calibrati in modo diverso a seconda della diversa offensività della condotta.

In chiave comparatistica sono molti i sistemi penali che sanzionano, in maniera differenziata, i concorrenti sulla base del grado di compartecipazione e del ruolo assolto, distinguendo i concorrenti morali da quelli materiali.

Tra i concorrenti morali si colloca il determinatore, ovvero colui che ingenera il proposito criminoso nell’agente, e l’istigatore, che sollecita la realizzazione del delitto nell’agente che ha già maturato il proposito .

Entrambi sono puniti più gravemente dei meri partecipi.

I concorrenti materiali, infatti, sono coloro che realizzano concretamente il fatto o eseguendo l’azione incriminata (esecutore materiale), o agevolandone materialmente la realizzazione(partecipi).

Il codice Rocco, maturato in un contesto autoritativo e particolarmente preoccupato del fenomeno associativo, non distingue i compartecipi a seconda del ruolo assolto, ma li punisce allo stesso titolo e allo stesso modo ai sensi dell’art.110 c.p.

Suddetta disposizione, definita da autorevole dottrina “moltiplicatore di tipicità”, assolve insieme agli artt. 40 co. 2 e 56 c.p. e, ora alla luce della sentenza Thyssenkroupp anche al 113 c.p., funzione incriminatrice.

Il legislatore del 1930, infatti, differentemente dal codice Zanardelli e dai sistemi d’oltralpe, non disciplina i reati di parte speciale nella doppia versione monosoggettiva e plurisoggettiva, ma ricorre all’art.110 c.p. che, legandosi al reato di parte speciale (con un meccanismo similare alle circostanze del delitto), configura la fattispecie concorsuale eventuale laddove il fatto criminoso sia realizzato da più soggetti.

L’art.110 c.p., dunque, sottende la compartecipazione di più soggetti al delitto e li sanziona allo stesso titolo e con la stessa pena.

Ma sebbene sia chiara la scelta del codice autoritario di non differenziare gli apporti dei singoli, invero, diverse disposizioni normative avallano, seppur implicitamente, tale distinzione recepita anche in dottrina e pienamente accolta in giurisprudenza.

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L’art.115 c.p. contempla l’ipotesi dell’istigazione al delitto, sanzionata solo se seguita dalla realizzazione del reato, riconoscendo dunque la figura dell’istigatore; l’art.112 cp n.2 prevede una precisa aggravante per l’istigatoredirettore della consorteria criminale; l’art.114 c.p., invece, ammette la riduzione della pena per il concorrente il cui contributo sia stato di minima importanza.

La giurisprudenza, inoltre, indagando le ipotesi di concorso nel reato proprio, ha espressamente evidenziato come nei reati propri esclusivi (ovvero quelli che rappresentano reato solo se compiuti dal soggetto avente la qualifica soggettiva, come l’incesto) perché lo stesso possa sussistere è necessario che il compartecipe, dotato della qualifica soggettiva, sia l’autore materiale del delitto, pena la trasposizione del fatto nell’area del penalmente irrilevante.

Pertanto, appare evidente che il nostro ordinamento giuridico, pur non operando una differenziazione in astratto dei ruoli, ammetta,in concreto, delle distinzioni tra i compartecipi.

Dunque, il concorso di reati, come evidenziato dalle SS.UU.2013 n.18374 in materia di reato transazionale (nel fare la distinzione tra associazione per delinquere e gruppo organizzato), rappresenta il primo stadio della compartecipazione al delitto.

Il concorso, infatti, non sottende necessariamente la premeditazione, può essere anche occasionale, improvviso.

I presupposti indefettibili sono altri: la pluralità di soggetti, la realizzazione del delitto o quanto meno del tentativo, la volontà di concorrere al medesimo crimine.

Perché sussista la pluralità di soggetti è valutata anche la compresenza di in imputabili ex art.111 c.p.

Il coinvolgimento degli stessi, data la gravosità e maggiore riprovevolezza, è sanzionata più gravemente ex 112 n.4 cp; il nostro sistema, infatti,tipizza le ipotesi di autoria mediata e configura anche il concorso con soggetti non imputabili,essendo comunque soddisfatto il requisito della compartecipazione di più individui.

I concorrenti, inoltre,devono contribuire alla realizzazione del fatto criminoso e,come evidenziato,sono puniti allo stesso titolo.

Non è però richiesto che ciascuno dei concorrenti realizzi per intero il delitto,pena l’impunità delle condotte frazionate idonee a configurare il reato.

È però necessario che ogni singolo partecipe apporti un contributo,materiale o morale,idoneo, in concreto ed ex ante (pena la non punibilità del “complice maldestro”)ad agevolare la realizzazione del fatto.

Inoltre,ai concorrenti è richiesto il “dolo di concorso”ovvero la volontà di realizzare,in compartecipazione con altri,quel preciso delitto.

Non a caso, la giurisprudenza è stata più volte chiamata a pronunciarsi sulla legittimità costituzionale dell’art.116 e 117 c.p. che rappresentano,secondo alcuni,le ultime forme di responsabilità oggettiva del sistema.

La giurisprudenza,in ossequio ai principi delineati dalla Consulta,ha ricondotto le suindicate ipotesi ad addebiti di tipo colposo,escludendo l’ipotesi di responsabilità oggettiva larvata.

La Cassazione 2012 n.11442 ha evidenziato che per il reato diverso ex 116 cp i compartecipi rispondono solo se questo è conseguenza prevedibile del reato originariamente concertato; rispetto all’art. 117 cp invece, nel caso di reato esclusivo, i compartecipi non rispondono se ignoravano inevitabilmente il titolo,mentre in caso di ignoranza colpevole vi è rimproverabilità e conseguente sanzione,inoltre lo steso art.117 prevede la possibilità,rimessa al giudice,di ridurre la pena in caso di delitto più grave.

È evidente il costante intervento giurisprudenziale sul concorso di persone nel reato volto a delinearne,in maniera puntuale,i caratteri portando a coerenza il sistema.

I concorrenti devono avere contezza e volontà di concorrere,non a caso si discorre di “dolo di concorso” evidenziando come, nella fattispecie concorsuale,anche l’elemento soggettivo ha delle peculiarità.

Trattasi, dunque di una doppia volontà, quella di concorrere e quella di realizzare il delitto.

Dubbi sussistono sulla possibilità di configurare in capo ai concorrenti,elementi soggettivi eterogenei, prospettando un concorso doloso in delitto colposo ed un concorso colposo in delitto doloso.

Mentre ab origine la dottrina escludeva fermamente tale ipotesi ergendo la dizione “medesimo reato” ex 110 c.p ad elemento ostativo,la giurisprudenza,invece,partendo dal 116 e 117 cp ha evidenziato come sia stato lo stesso legislatore a prevedere tale possibilità.

Determinate, inoltre, è anche l’art.113 cp che, incriminando la cooperazione colposa, avalla un contributo doloso in delitto colposo e viceversa,per la regola semplicistica che “il più contiene il meno”e che “non c’è dolo senza colpa”.

La cooperazione colposa,come evidenziato dalle SS.UU., sottende un “ collante”tra le condotte colpose,operando,pertanto,una chiara distinzione con le condotte colpose indipendenti scevre dalla “volontà di cooperare”.

Dunque, il capo III descrive in maniera per certi versi assai sintetica il concorso eventuale di persone.

Il codice penale,invero,conosce nella parte speciale una serie di reati plurisoggettivi a concorso necessario.

Trattasi di reati in cui la presenza di più soggetti è presupposto indefettibile.

Ne sono esempio i reati contratto che, incriminando ex se la stipulazione di un contratto, pretendono necessariamente due soggetti (esempio paradigmatico è la compravenda di sostanze stupefacenti ex art.73 del D.P.R 30990) o i reati in contratto che sottendono una condotta criminosa volta a stipulare un negozio di per sé non illecito(caso emblematico è il delitto di truffa ex 640 cp), i reati a sfondo sessuale che per la propria stessa realizzazione richiedono necessariamente la presenza di due soggetti, nonché i reati contro la pubblica amministrazione quali la corruzione,la concussione e l’induzione ex 319quater che,a seguito della recente riforma ex L.1902012,secondo alcuni,hanno subito un “fenomeno di trascinamento”nell’ambito dei reati contratto.

Ma sono,senza dubbio,i reati associativi a rappresentare l’ipotesi più esplicativa di reati plurisoggettivi necessari.

Reato associativo, per antonomasia, è l’associazione per delinquere ex 416 cp.

Già conosciuto dal Codice Zanardelli ex art.248, il reato associativo appare una fattispecie congenita nel nostro sistema penale, a differenza di altri stati, ai quali tale forma di consorteria criminale è del tutto sconosciuta.

La norma del codice del 1889, incriminava come il 416 attuale, l’associazione in sé, punendo come la norma attuale, più gravemente i promotori e direttori, pur limitando la consorteria criminale a specifici e tassativi delitti,ovvero quelli più gravi(i reati contro la giustizia,la persona,la fede pubblica…).

La norma prevedeva,inoltre,un particolare tipo di sanzione per gli associati che “scorrono nelle campagne e pubbliche vie”,secondo alcuni,primigenia modalità di incriminazione dell’allora “maffia”.

Dunque,il 416 cp non si differenzia,almeno nei suoi caratteri sostanziali , dall’antico 248. Infatti,anche ex 416cp è perseguita l’associazione in sé,i capi e promotori sono sanzionati più gravemente,è inoltre previsto un sensibile aumento di pena per il numero esponenziale degli associati e per la realizzazione di particolari categorie di delitti contro la libertà personale(quali lo sfruttamento della prostituzione,i reati contro l’identità sessuale dei minori).

Pertanto, il reato associativo,vede infliggere la sanzione penale per il solo fatto di associarsi,a prescindere dall’eventuale realizzazione dei “reati fine”.

Stante la maggior riprovevolezza e carica lesiva,la soglia del penalmente rilevante avanza.

Species del reato associativo è il 416bis cp:associazione per delinquere di stampo mafioso.

Trattasi di un reato plurisoggettivo necessario,di introduzione relativamente recente ex L.6461982(sulla base di cruenti fatti di cronaca che hanno corroborato il negazionismo del fenomeno mafioso celato dalla fallace, ma fortemente radicata credenza che “la mafia non esiste”).

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La “maffia” originariamente era intesa dal codice Zanardelli come una particolare forma di brigantaggio, localizzata, che affliggeva esclusivamente il Sud Italia; perseguita ex 248 come “scorribanda nelle campagne”,vede un intervento più deciso in termini sanzionatori ad opera del legislatore del 1930,stante la politica autoritativa del regime fascista.

A lungo prospettata come associazione per delinquere ex 416cp, è emersa come “para-stato”solo nella storia tristemente recente,richiedendo un intervento normativo ad hoc.

È il metodo mafioso a connotare l’associazione ex 416bis cp.

Metodo basato sulla forza dell’intimidazione, sulla condizione di assoggettamento e di omertà che ne deriva.

Lo scopo della stessa è la gestione del territorio e, soprattutto, delle sue attività economiche,degli appalti,dei servizi pubblici al fine di realizzare profitti ingiusti e vantaggi illeciti, anche alterando il sistema elettorale.

Partecipare all’associazione mafiosa significa aderirvi,nei metodi e nei fini,contribuendo al suo sviluppo e alla sua sopravvivenza.

Non a caso, la giurisprudenza,se per i reati fine dell’associazione per delinquere ex 416cp richiede,per estenderne la rimproverabilità agli associati, una ideazione e programmazione originaria conosciuta e condivisa, nonché un concreto contributo,anche agevolatore, per i reati scopo dell’associazione per delinquere di stampo mafioso ritiene,tendenzialmente responsabili,i membri della “cupola”ovvero i capi,stante la struttura piramidale e con determinazione, ad opera dei vertici, dei reati fine.

Data la pericolosità dei reati associativi, species quelli di natura mafiosa, questi sono stati oggetto di una precisa Convenzione Internazionale:la Convenzione di Palermo.

La stessa ha inteso cogliere i caratteri del fenomeno associativo,alla luce della recente internazionalizzazione della criminalità organizzata,elaborando precisi interventi normativi volti a reprimere il fenomeno della consorteria criminale internazionale.

La L.1462006 è frutto,o meglio trasposizione,della suddetta Convenzione.

Attraverso tale intervento normativo, il legislatore ha introdotto la dibattuta figura del reato transazionale.

Questo non è definito in sé,infatti l’art.3 della suindicata legge, non ci consegna una definizione della fattispecie transazionale ma ne descrive i caratteri.

Trattasi di un reato con una pena non inferiore nel massimo a quattro anni qualora sia coinvolto un gruppo criminale organizzato, nonché sia commesso in più di uno Stato;ovvero sia commesso in uno Stato, ma una parte sostanziale della sua preparazione, pianificazione, direzione o controllo avvenga in un altro Stato;ovvero sia commesso in uno Stato, ma in esso sia implicato un gruppo criminale organizzato impegnato in attività criminali in più di uno Stato; ovvero sia commesso in uno Stato ma abbia effetti sostanziali in un altro Stato.

L’art.4 inoltre,prevede una aggravante applicabile evidentemente solo all’ipotesi di cui all’art.3 lettera c) ovvero al caso in cui sia “implicato un gruppo criminale organizzato”di un altro stato.

Trattasi pertanto,di una aggravante speciale che mira a sanzionare, in maniera più decisa, il gruppo “transazionale”.

Ab origine,la dottrina avallata dalla giurisprudenza, ha escluso la possibilità di applicare la suddetta aggravante ai reati di associazione ex 416cp e 416bis postulando l’identità tra il gruppo criminale organizzato agevolatore all’estero e l’associazione criminosa.

Tale approccio è stato invece totalmente disconosciuto dalle SS.UU.201318374.

La S.C. infatti,ha espressamente ammesso l’applicazione dell’aggravante ex art.4 L.1462006 ai reati associativi ex 416 e 416bis cp transazionali nel caso in cui, un gruppo straniero, abbia apportato un contributo significativo all’attività delittuosa della consorteria criminale.

La Cassazione evidenzia come sia necessario distinguere il concorso di persone nel reato,il gruppo organizzato e l’associazione per delinquere sulla base di una crescente capacità offensiva.

Il concorso di persone, infatti,sottende una mera compartecipazione al reato scevra da organizzazioni di sorta,non a caso la consorteria criminale, nei casi di concorso, può essere anche occasionale ed improvvisata.

Il gruppo criminoso, invece,sottende una struttura organizzativa non occasionale, sebbene rudimentale, a differenza dell’associazione per delinquere ex 416 e 416bis, che richiede una organizzazione stabile di individui e mezzi,volti al perseguimento di un preciso scopo.Gym Jordan 1 Air Red Mid Nke961rb Nike CrQBtxohsd

Dunque, laddove l’associazione ex 416 o 416bis cp presenti una propria “ cellula”di compartecipiassociati in un diverso stato,senz’altro il reato sarà transazionale ,ma non sarà applicata l’aggravante ex 4 L.1462006.

Se invece il contributo provenga da un gruppo criminale allocato in un altro stato ma che non rappresenti una “longa manus”dell’associazione,avendo una propria struttura, sebbene rudimentale nonché una propria identità,sarà possibile prospettare il reato associativo ex 416 o 416bis transazionale aggravato.

Appare dunque,necessaria una distinzione.

Se il reato associativo,anche di natura mafiosa, è commesso in più di uno stato, si discorrerà di associazione per delinquere ex 416 o 416bis transazionale;se invece il contributo provenga da un gruppo criminale allocato in un altro stato diverso dall’associazione,sarà prospettabile un concorso esterno transazionale in associazione ex 416 o 416bis cp.

Dunque,l’associazione mafiosa se opera all’estero, è di natura transazionale ma è possibile che, attraverso il metodo mafioso operino, in Italia,anche soggetti “stranieri”;la modifica della rubrica del 416 bis consente di applicare la suddetta norma non solo alle associazioni mafiose “territoriali” ed endemiche quali la mafia siciliana,la camorra o le ‘ndrine ma anche a quelle “innominate”di stranieri che si servano degli stessi mezzi di intimidazione descritti dal 416bis cp.

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Differente l’ipotesi del contributo agevolatore di un gruppo o di soggetti esterni,anche stranieri.

La L.1462006 configura un’autonoma aggravante ex art.4 per il gruppo implicato,diverso dall’associazione,che dia un contributo concreto;la giurisprudenza in questi casi ricorre alla sempre discussa ipotesi del concorso esterno in associazione per delinquere di stampo mafioso.

La realtà fattuale ha infatti dimostrato che,molto spesso,l’associazione criminosa si avvale di soggetti “non associati”,dunque esterni,che però agevolano,promuovono,rafforzano la consorteria mafiosa.

Ricorrendo al “moltiplicatore di tipicità” ex 110 cp.la giurisprudenza ha configurato il concorso eventuale in reato a concorso necessario:il concorso esterno in associazione mafiosa.

Senz’altro i contorni di tale discussa figura criminosa,non appaiono nitidi.

Autorevole dottrina,infatti,ha più volte evocato l’illegittimità di suddetta ipotesi in evidente contrasto con i principi di riserva di legge,tassatività,determinatezza e precisione.

Eppure,data la riprovevolezza del fenomeno mafioso,il ricorso al concorso esterno appare uno strumento necessario per arrestare la “macchina del consenso”mafioso sanzionando anche gli imprenditori,i pubblici funzionari nonché i politici che pur non essendo parte integrante della consorteria mafiosa,contribuiscono allo sviluppo e rafforzamento della stessa.

I caratteri essenziali del concorso esterno,non a caso,sono stati delineati dalle numerose pronunce giurisprudenziali intervenute sul punto.

La genesi del fenomeno è da ricondurre alla nota sentenza Demitry(Cassazione 1994 n.16) che per la prima volta accolse la teoria del concorso esterno tentando di tracciarne gli elementi costitutivi.

Il concorrente esterno, a dire della S.C. “è colui che non intende far parte dell’associazione né che l’associazione chiama a far parte”nonostante questa “estraneità” il concorrente apporta un contributo significativo nei “momenti di fibrillazione e patologia dell’associazione garantendone la sopravvivenza”.

Il concorrente esterno,dunque,pur non condividendo i metodi e fini dell’associazione,interviene in momenti di necessaria supplenza per ostacolare la cessazione della consorteria mafiosa. La sentenza Demitry,proprio in quanto limitava il concorso esterno in associazione mafiosa ai soli momenti di fibrillazione, fu aspramente criticata dalla dottrina al punto tale da richiedere ulteriori precisazioni giurisprudenziali.

La sentenza Mannino prima e Carnevale poi,connotarono, in maniera ancor più chiara, il fenomeno del concorso esterno.

La sentenza Carnevale,infatti, si sofferma in maniera precisa sul contributo del concorrente esterno(SS.UU.2003 N.22327).

Suddetta pronuncia vedeva imputato un magistrato come concorrente esterno in quanto preposto dalla consorteria mafiosa ad “aggiustare le sentenze”dei capi di Cosa Nostra.

La pronuncia proscioglie l’imputato(sottoposto al processo per aver configurato la nullità delle sentenze sul caso Basile per un vizio di forma)ma fissa principi,ancora in parte seguiti,per la configurazione del concorso esterno.

La S.C. evidenzia che il contributo del concorrente esterno non deve solo sussistere nei momenti di declino o fibrillazione dell’associazione ma è prospettabile anche nei momenti di fisiologia al fine di rafforzare l’intero sistema criminale.

Questo può essere,come evidenziano le SS.UU., di qualunque natura:economico, materiale,morale e persino processuale purchè si atteggi come agevolatore,in concreto,con il relativo onus probandi.

La sentenza Mannino bis(Cassazione 2010n.7651) descrive “funditus”il contributo agevolatore ricorrendo alla “causalità dell’agevolazione” sulle coordinate delle SS.UU.Franzese.

È possibile, a dire della Suprema Corte,che anche un politico,un funzionario,un pubblico ufficiale concorrano, ab externo, alla consorteria mafiosa, purchè tale contributo risulti agevolatore in concreto e non nel caso in cui il comportamento dell’imputato sia di “mera disponibilità”verso l’associazione mafiosa.

Il diritto penale,evidenzia la Cassazione,è il delitto del fatto, non della riprovevolezza sociale dell’autore,pertanto, perchè possa trovare applicazione il 110 cp in combinato disposto con il 416 bis cp, è necessario che sussista una agevolazione concreta e provata.

È evidente, come sottolineato da una recente e nota requisitoria(la requisitoria del Procuratore Generale Iacoviello al processo dell’Utri)che alla luce dei principi della “Mannino bis”sia assi più difficile strutturare un impianto accusatorio stabile per il concorrente esterno.

La necessità di ossequiare il principio di offensività in concreto,esaltato continuamente dalla giurisprudenza,rendono,secondo alcuni,atrofizzata la combinazione 110cp416bis cp. al punto che diverse sono le voci di autorevole dottrina e della stessa giurisprudenza,volte ad un intervento legislativo puntuale, rispettoso dei principi generali ma,allo stesso tempo capace di sanzionare fermamente il concorso esterno.

Stante la difficoltà,soprattutto probatoria, dell’ipotesi del concorso esterno, si è fatto spesso ricorso,come dimostra la “Mannino bis” al reato di scambio elettorale politico-mafioso.

L’art.416 ter, inserito nel 1992 dopo i tristemente noti fatti di cronaca, è la rappresentazione paradigmatica dell’inefficienza di interventi legislativi dettati dalla sola urgenza.Scarpe Jazz Stringa PrezzoOriginals Saucony Bambino 8w0kXnPO

Non a caso la norma, sin dalla sua genesi,palesò la propria inadeguatezza.

L’originaria struttura normativa,infatti,incriminava solo il politico nella fallace convinzione che il mafioso venisse sanzionato ai sensi del 416bis, che ottenesse la promessa di voti in cambio di denaro, con una pena da 7 a 12 anni.

L’applicazione giurisprudenziale e la prassi ne hanno palesato le criticità.

In primis,la limitazione al solo politico appariva irragionevole ,in secundis il reato si configurava con l’erogazione e pretendeva necessariamente lo scambio denaro-voti.

La pratica giurisprudenziale ,invece dimostrava come fosse assai più comune lo scambio voti contro favori di vario genere che andavano dalla mera disponibilità del politico all’affidamento di appalti,all’attribuzione di posti di lavoro.

Inoltre, incriminare la sola erogazione di denaro, escludeva la possibilità di configurare il 416ter in caso di promessa non seguita dalla dazione.

La giurisprudenza,per garantire l’applicazione pratica del 416ter tendeva ad ampliarne l’ambito applicativo estendendo la norma ai casi di scambio voti-favori valutabili in denaro ed,in alcuni casi, perseguendo anche la mera promessa.

Palese la violazione del principio di legalità.

Il sollecitato intervento normativo ha trovato risposta nella L.622014 che ha riformato lo scambio elettorale, non senza criticità.

La nuova disposizione normativa incrimina chiunque accetti la promessa di procurare voti, mediante modalità mafiose, in cambio dell’erogazione o della promessa di denaro o altre utilità,con la reclusione da 4 a 10 anni e sanzionando anche il promittente.

Dunque,l’attuale dettato normativo incrimina politico e mafioso,a differenza della norma precedente,vede il reato consumato anche con la sola promessa e ravvisa lo scambio elettorale anche in presenza di generiche utilità, pur riducendo la pena.

Il ricorso all’utilità è, senza dubbio,pertinente.

Sono i “favori” i prezzo di scambio,più che il denaro.

Il reato attuale, inoltre, si perfeziona anche con la mera promessa anticipando la soglia del penalmente rilevante e riconducendo il 416ter nell’orbita dei reati di pericolo che sanziona per giunta entrambe le parti.

Dunque il legislatore ha inteso anticipare la soglia di punibilità sanzionando anche i fatti prodromici.

La pena,invero,appare ridotta e la norma inoltre richiede un ulteriore presupposto:il metodo mafioso.

Pertanto la disposizione,sebbene “neoanta”,ha subito alimentato un articolato dibattito. In primis,un punto ormai caro alla cronaca:la riduzione di pena. A ben vedere, però, il 416ter nella sua struttura attuale,si configura come un reato di pericolo volto ad evitare la realizzazione di quanto disposto dall’art.416bis comma 3.

Proprio questa anticipazione della soglia punitiva giustificherebbe,secondo alcuni,la riduzione di pena;incriminando la mera promessa,infatti, si arretra la soglia del “penalmente”rilevante e,in ossequio alla necessità rieducativa della pena,se ne prevede una riduzione rispetto al passato.

Se infatti alla promessa segue l’erogazione del denaro od altre utilità che apportano un contributo agevolatore alla consorteria mafiosa,per il politico sarà configurabile il concorso esterno, con un sensibile aumento di pena.

Più ragionevole appare,invece la seconda critica sollevata in relazione al “metodo mafioso”richiesto dal 416tercp. Mentre infatti per lo scambio voto-denarovoto-utilità appare prospettabile una continuità normativa,con conseguente successione di norme penali ai sensi dell’art.2cp, stante la natura più ampia del 416ter attuale,in relazione al metodo mafioso,invece,questa previsione appare, senz’altro, una precisazione innovativa.

L’originario 416ter, sul punto,taceva.

Alcuni pertanto,hanno paventato con la nuova formulazione una ipotesi di nuova incriminazione con conseguente irretroattività e gravame sulle fattispecie incriminate.

Data l’attualità della disposizione,la poca giurisprudenza pronunciatasi ha,tendenzialmente adottato la tesi della continuità normativa. Secondo i giudici,infatti il legislatore si è semplicemente limitato ad esprimere,in maniera chiara,un requisito implicito anche nel vecchio416ter;dunque,sulla base di una interpretazione che valorizza l’intentio legis,appare convincente prospettare la continuità normativa. Ostativo, in tal senso il principio di legalità che,in parte sembra oscurato da una interpretazione estensiva. Non a caso,la questione è tuttora fortemente dibattuta.

Appare evidente che la materia associativa,species la consorteria mafiosa,richieda particolari cautele al legislatore,nell’elaborazione del precetto ed all’interprete nella fase ermeneutica.

La compartecipazione al delitto,da sempre massimamente riprovevole,non a caso già nota ai romani,considera i delitti associativi tra i più odiosi nonchè tra i più pericolosi.

L’associazione per delinquere species,quella mafiosa,flagella tuttora il nostro sistema economico-sociale,e appare sempre più versatile,sempre più all’avanguardia,sempre più internazionale.

La necessità di arrestare il suddetto fenomeno,mai smentita in astratto,sembra,in concreto aver subito delle battute d’arresto.

La riforma del 416ter apporta linfa nuova ma resta sempre scoperta e tuttora dibattuta, l’annosa questione legata all’ipotesi del concorso esterno.

La repressione pretende strumenti idonei,efficienti,certi ed ossequiosi dei principi generali del diritto penale,pertanto,l’intervento normativo sul concorso esterno non è semplicemente dovuto ma,allo stato attuale,assolutamente indispensabile.

 

[1] Il presente elaborato è stato redatto al corso di preparazione al concorso in magistratura, coordinato dal dott. Maurizio Santise, ed è stato integrato e adattato per esigenze editoriali, senza, tuttavia, alterarne la sostanza.

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Le forme di compartecipazione nel reato

Le forme di compartecipazione nel reato con particolare riguardo al reato associativo. Tratti il candidato l’associazione di tipo mafioso(anche straniera) e ne delinei le differenze con il concorso esterno in associazione (anche straniera)e con il reato di scambio elettorale.

(di Maria Carmen Quaranta)[1]

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Le forme di compartecipazione criminale, le consorterie delinquenziali, sono un fenomeno congenito, non a caso già i Romani conoscevano e perseguivano più gravemente, la “societas sceleris”.

La compartecipazione, infatti, realizza maggiore intimidazione e rappresenta uno strumento efficace per superare la ritrosia a delinquere del singolo che, calato nel gruppo criminale, acquista più forza.

Pertanto, come evidenziato, già il diritto Romano incriminava il fenomeno del concorso nel reato, così come il diritto intermedio e lo stesso codice Zanardelli.

I Romani distinguevano i compartecipi; “architectus” era l’ideatore, “auctor” l’esecutore materiale ed i terzi, che apportavano comunque significativi contributi, erano i “particeps”.

Sulla stessa linea il codice Zanardelli distingueva (art.63) gli esecutori, i cooperatori immediati ed i determinatori, attribuendo sanzioni penali calibrati in modo diverso a seconda della diversa offensività della condotta.

In chiave comparatistica sono molti i sistemi penali che sanzionano, in maniera differenziata, i concorrenti sulla base del grado di compartecipazione e del ruolo assolto, distinguendo i concorrenti morali da quelli materiali.

Tra i concorrenti morali si colloca il determinatore, ovvero colui che ingenera il proposito criminoso nell’agente, e l’istigatore, che sollecita la realizzazione del delitto nell’agente che ha già maturato il proposito .

Entrambi sono puniti più gravemente dei meri partecipi.

I concorrenti materiali, infatti, sono coloro che realizzano concretamente il fatto o eseguendo l’azione incriminata (esecutore materiale), o agevolandone materialmente la realizzazione(partecipi).

Il codice Rocco, maturato in un contesto autoritativo e particolarmente preoccupato del fenomeno associativo, non distingue i compartecipi a seconda del ruolo assolto, ma li punisce allo stesso titolo e allo stesso modo ai sensi dell’art.110 c.p.Grey Scarpe Jazz Uomo Dark OfferteOriginals O Saucony pGMVqSUz

Suddetta disposizione, definita da autorevole dottrina “moltiplicatore di tipicità”, assolve insieme agli artt. 40 co. 2 e 56 c.p. e, ora alla luce della sentenza Thyssenkroupp anche al 113 c.p., funzione incriminatrice.

Il legislatore del 1930, infatti, differentemente dal codice Zanardelli e dai sistemi d’oltralpe, non disciplina i reati di parte speciale nella doppia versione monosoggettiva e plurisoggettiva, ma ricorre all’art.110 c.p. che, legandosi al reato di parte speciale (con un meccanismo similare alle circostanze del delitto), configura la fattispecie concorsuale eventuale laddove il fatto criminoso sia realizzato da più soggetti.

L’art.110 c.p., dunque, sottende la compartecipazione di più soggetti al delitto e li sanziona allo stesso titolo e con la stessa pena.

Ma sebbene sia chiara la scelta del codice autoritario di non differenziare gli apporti dei singoli, invero, diverse disposizioni normative avallano, seppur implicitamente, tale distinzione recepita anche in dottrina e pienamente accolta in giurisprudenza.

L’art.115 c.p. contempla l’ipotesi dell’istigazione al delitto, sanzionata solo se seguita dalla realizzazione del reato, riconoscendo dunque la figura dell’istigatore; l’art.112 cp n.2 prevede una precisa aggravante per l’istigatoredirettore della consorteria criminale; l’art.114 c.p., invece, ammette la riduzione della pena per il concorrente il cui contributo sia stato di minima importanza.

La giurisprudenza, inoltre, indagando le ipotesi di concorso nel reato proprio, ha espressamente evidenziato come nei reati propri esclusivi (ovvero quelli che rappresentano reato solo se compiuti dal soggetto avente la qualifica soggettiva, come l’incesto) perché lo stesso possa sussistere è necessario che il compartecipe, dotato della qualifica soggettiva, sia l’autore materiale del delitto, pena la trasposizione del fatto nell’area del penalmente irrilevante.

Pertanto, appare evidente che il nostro ordinamento giuridico, pur non operando una differenziazione in astratto dei ruoli, ammetta,in concreto, delle distinzioni tra i compartecipi.

Dunque, il concorso di reati, come evidenziato dalle SS.UU.2013 n.18374 in materia di reato transazionale (nel fare la distinzione tra associazione per delinquere e gruppo organizzato), rappresenta il primo stadio della compartecipazione al delitto.

Il concorso, infatti, non sottende necessariamente la premeditazione, può essere anche occasionale, improvviso.

I presupposti indefettibili sono altri: la pluralità di soggetti, la realizzazione del delitto o quanto meno del tentativo, la volontà di concorrere al medesimo crimine.

Perché sussista la pluralità di soggetti è valutata anche la compresenza di in imputabili ex art.111 c.p.

Il coinvolgimento degli stessi, data la gravosità e maggiore riprovevolezza, è sanzionata più gravemente ex 112 n.4 cp; il nostro sistema, infatti,tipizza le ipotesi di autoria mediata e configura anche il concorso con soggetti non imputabili,essendo comunque soddisfatto il requisito della compartecipazione di più individui.

I concorrenti, inoltre,devono contribuire alla realizzazione del fatto criminoso e,come evidenziato,sono puniti allo stesso titolo.

Non è però richiesto che ciascuno dei concorrenti realizzi per intero il delitto,pena l’impunità delle condotte frazionate idonee a configurare il reato.

È però necessario che ogni singolo partecipe apporti un contributo,materiale o morale,idoneo, in concreto ed ex ante (pena la non punibilità del “complice maldestro”)ad agevolare la realizzazione del fatto.

Inoltre,ai concorrenti è richiesto il “dolo di concorso”ovvero la volontà di realizzare,in compartecipazione con altri,quel preciso delitto.

Non a caso, la giurisprudenza è stata più volte chiamata a pronunciarsi sulla legittimità costituzionale dell’art.116 e 117 c.p. che rappresentano,secondo alcuni,le ultime forme di responsabilità oggettiva del sistema.

La giurisprudenza,in ossequio ai principi delineati dalla Consulta,ha ricondotto le suindicate ipotesi ad addebiti di tipo colposo,escludendo l’ipotesi di responsabilità oggettiva larvata.

La Cassazione 2012 n.11442 ha evidenziato che per il reato diverso ex 116 cp i compartecipi rispondono solo se questo è conseguenza prevedibile del reato originariamente concertato; rispetto all’art. 117 cp invece, nel caso di reato esclusivo, i compartecipi non rispondono se ignoravano inevitabilmente il titolo,mentre in caso di ignoranza colpevole vi è rimproverabilità e conseguente sanzione,inoltre lo steso art.117 prevede la possibilità,rimessa al giudice,di ridurre la pena in caso di delitto più grave.

È evidente il costante intervento giurisprudenziale sul concorso di persone nel reato volto a delinearne,in maniera puntuale,i caratteri portando a coerenza il sistema.

I concorrenti devono avere contezza e volontà di concorrere,non a caso si discorre di “dolo di concorso” evidenziando come, nella fattispecie concorsuale,anche l’elemento soggettivo ha delle peculiarità.

Trattasi, dunque di una doppia volontà, quella di concorrere e quella di realizzare il delitto.

Dubbi sussistono sulla possibilità di configurare in capo ai concorrenti,elementi soggettivi eterogenei, prospettando un concorso doloso in delitto colposo ed un concorso colposo in delitto doloso.

Mentre ab origine la dottrina escludeva fermamente tale ipotesi ergendo la dizione “medesimo reato” ex 110 c.p ad elemento ostativo,la giurisprudenza,invece,partendo dal 116 e 117 cp ha evidenziato come sia stato lo stesso legislatore a prevedere tale possibilità.

Determinate, inoltre, è anche l’art.113 cp che, incriminando la cooperazione colposa, avalla un contributo doloso in delitto colposo e viceversa,per la regola semplicistica che “il più contiene il meno”e che “non c’è dolo senza colpa”.

La cooperazione colposa,come evidenziato dalle SS.UU., sottende un “ collante”tra le condotte colpose,operando,pertanto,una chiara distinzione con le condotte colpose indipendenti scevre dalla “volontà di cooperare”.

Dunque, il capo III descrive in maniera per certi versi assai sintetica il concorso eventuale di persone.Line Sneakers Revolution Running From Nike 2 Men's Finish R435LAjq

Il codice penale,invero,conosce nella parte speciale una serie di reati plurisoggettivi a concorso necessario.

Trattasi di reati in cui la presenza di più soggetti è presupposto indefettibile.

Ne sono esempio i reati contratto che, incriminando ex se la stipulazione di un contratto, pretendono necessariamente due soggetti (esempio paradigmatico è la compravenda di sostanze stupefacenti ex art.73 del D.P.R 30990) o i reati in contratto che sottendono una condotta criminosa volta a stipulare un negozio di per sé non illecito(caso emblematico è il delitto di truffa ex 640 cp), i reati a sfondo sessuale che per la propria stessa realizzazione richiedono necessariamente la presenza di due soggetti, nonché i reati contro la pubblica amministrazione quali la corruzione,la concussione e l’induzione ex 319quater che,a seguito della recente riforma ex L.1902012,secondo alcuni,hanno subito un “fenomeno di trascinamento”nell’ambito dei reati contratto.

Ma sono,senza dubbio,i reati associativi a rappresentare l’ipotesi più esplicativa di reati plurisoggettivi necessari.

Reato associativo, per antonomasia, è l’associazione per delinquere ex 416 cp.

Già conosciuto dal Codice Zanardelli ex art.248, il reato associativo appare una fattispecie congenita nel nostro sistema penale, a differenza di altri stati, ai quali tale forma di consorteria criminale è del tutto sconosciuta.

La norma del codice del 1889, incriminava come il 416 attuale, l’associazione in sé, punendo come la norma attuale, più gravemente i promotori e direttori, pur limitando la consorteria criminale a specifici e tassativi delitti,ovvero quelli più gravi(i reati contro la giustizia,la persona,la fede pubblica…).

La norma prevedeva,inoltre,un particolare tipo di sanzione per gli associati che “scorrono nelle campagne e pubbliche vie”,secondo alcuni,primigenia modalità di incriminazione dell’allora “maffia”.

Dunque,il 416 cp non si differenzia,almeno nei suoi caratteri sostanziali , dall’antico 248. Infatti,anche ex 416cp è perseguita l’associazione in sé,i capi e promotori sono sanzionati più gravemente,è inoltre previsto un sensibile aumento di pena per il numero esponenziale degli associati e per la realizzazione di particolari categorie di delitti contro la libertà personale(quali lo sfruttamento della prostituzione,i reati contro l’identità sessuale dei minori).

Pertanto, il reato associativo,vede infliggere la sanzione penale per il solo fatto di associarsi,a prescindere dall’eventuale realizzazione dei “reati fine”.

Stante la maggior riprovevolezza e carica lesiva,la soglia del penalmente rilevante avanza.

Species del reato associativo è il 416bis cp:associazione per delinquere di stampo mafioso.

Trattasi di un reato plurisoggettivo necessario,di introduzione relativamente recente ex L.6461982(sulla base di cruenti fatti di cronaca che hanno corroborato il negazionismo del fenomeno mafioso celato dalla fallace, ma fortemente radicata credenza che “la mafia non esiste”).

La “maffia” originariamente era intesa dal codice Zanardelli come una particolare forma di brigantaggio, localizzata, che affliggeva esclusivamente il Sud Italia; perseguita ex 248 come “scorribanda nelle campagne”,vede un intervento più deciso in termini sanzionatori ad opera del legislatore del 1930,stante la politica autoritativa del regime fascista.

A lungo prospettata come associazione per delinquere ex 416cp, è emersa come “para-stato”solo nella storia tristemente recente,richiedendo un intervento normativo ad hoc.

È il metodo mafioso a connotare l’associazione ex 416bis cp.

Metodo basato sulla forza dell’intimidazione, sulla condizione di assoggettamento e di omertà che ne deriva.

Lo scopo della stessa è la gestione del territorio e, soprattutto, delle sue attività economiche,degli appalti,dei servizi pubblici al fine di realizzare profitti ingiusti e vantaggi illeciti, anche alterando il sistema elettorale.

Partecipare all’associazione mafiosa significa aderirvi,nei metodi e nei fini,contribuendo al suo sviluppo e alla sua sopravvivenza.

Non a caso, la giurisprudenza,se per i reati fine dell’associazione per delinquere ex 416cp richiede,per estenderne la rimproverabilità agli associati, una ideazione e programmazione originaria conosciuta e condivisa, nonché un concreto contributo,anche agevolatore, per i reati scopo dell’associazione per delinquere di stampo mafioso ritiene,tendenzialmente responsabili,i membri della “cupola”ovvero i capi,stante la struttura piramidale e con determinazione, ad opera dei vertici, dei reati fine.

Data la pericolosità dei reati associativi, species quelli di natura mafiosa, questi sono stati oggetto di una precisa Convenzione Internazionale:la Convenzione di Palermo.

La stessa ha inteso cogliere i caratteri del fenomeno associativo,alla luce della recente internazionalizzazione della criminalità organizzata,elaborando precisi interventi normativi volti a reprimere il fenomeno della consorteria criminale internazionale.

La L.1462006 è frutto,o meglio trasposizione,della suddetta Convenzione.

Attraverso tale intervento normativo, il legislatore ha introdotto la dibattuta figura del reato transazionale.

Questo non è definito in sé,infatti l’art.3 della suindicata legge, non ci consegna una definizione della fattispecie transazionale ma ne descrive i caratteri.

Trattasi di un reato con una pena non inferiore nel massimo a quattro anni qualora sia coinvolto un gruppo criminale organizzato, nonché sia commesso in più di uno Stato;ovvero sia commesso in uno Stato, ma una parte sostanziale della sua preparazione, pianificazione, direzione o controllo avvenga in un altro Stato;ovvero sia commesso in uno Stato, ma in esso sia implicato un gruppo criminale organizzato impegnato in attività criminali in più di uno Stato; ovvero sia commesso in uno Stato ma abbia effetti sostanziali in un altro Stato.

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L’art.4 inoltre,prevede una aggravante applicabile evidentemente solo all’ipotesi di cui all’art.3 lettera c) ovvero al caso in cui sia “implicato un gruppo criminale organizzato”di un altro stato.

Trattasi pertanto,di una aggravante speciale che mira a sanzionare, in maniera più decisa, il gruppo “transazionale”.

Ab origine,la dottrina avallata dalla giurisprudenza, ha escluso la possibilità di applicare la suddetta aggravante ai reati di associazione ex 416cp e 416bis postulando l’identità tra il gruppo criminale organizzato agevolatore all’estero e l’associazione criminosa.

Tale approccio è stato invece totalmente disconosciuto dalle SS.UU.201318374.

La S.C. infatti,ha espressamente ammesso l’applicazione dell’aggravante ex art.4 L.1462006 ai reati associativi ex 416 e 416bis cp transazionali nel caso in cui, un gruppo straniero, abbia apportato un contributo significativo all’attività delittuosa della consorteria criminale.

La Cassazione evidenzia come sia necessario distinguere il concorso di persone nel reato,il gruppo organizzato e l’associazione per delinquere sulla base di una crescente capacità offensiva.

Il concorso di persone, infatti,sottende una mera compartecipazione al reato scevra da organizzazioni di sorta,non a caso la consorteria criminale, nei casi di concorso, può essere anche occasionale ed improvvisata.

Il gruppo criminoso, invece,sottende una struttura organizzativa non occasionale, sebbene rudimentale, a differenza dell’associazione per delinquere ex 416 e 416bis, che richiede una organizzazione stabile di individui e mezzi,volti al perseguimento di un preciso scopo.

Dunque, laddove l’associazione ex 416 o 416bis cp presenti una propria “ cellula”di compartecipiassociati in un diverso stato,senz’altro il reato sarà transazionale ,ma non sarà applicata l’aggravante ex 4 L.1462006.

Se invece il contributo provenga da un gruppo criminale allocato in un altro stato ma che non rappresenti una “longa manus”dell’associazione,avendo una propria struttura, sebbene rudimentale nonché una propria identità,sarà possibile prospettare il reato associativo ex 416 o 416bis transazionale aggravato.

Appare dunque,necessaria una distinzione.itOnitsuka Amazon E ScarpeScarpe Tiger Borse XuwiPkZTO

Se il reato associativo,anche di natura mafiosa, è commesso in più di uno stato, si discorrerà di associazione per delinquere ex 416 o 416bis transazionale;se invece il contributo provenga da un gruppo criminale allocato in un altro stato diverso dall’associazione,sarà prospettabile un concorso esterno transazionale in associazione ex 416 o 416bis cp.

Dunque,l’associazione mafiosa se opera all’estero, è di natura transazionale ma è possibile che, attraverso il metodo mafioso operino, in Italia,anche soggetti “stranieri”;la modifica della rubrica del 416 bis consente di applicare la suddetta norma non solo alle associazioni mafiose “territoriali” ed endemiche quali la mafia siciliana,la camorra o le ‘ndrine ma anche a quelle “innominate”di stranieri che si servano degli stessi mezzi di intimidazione descritti dal 416bis cp.

Differente l’ipotesi del contributo agevolatore di un gruppo o di soggetti esterni,anche stranieri.

La L.1462006 configura un’autonoma aggravante ex art.4 per il gruppo implicato,diverso dall’associazione,che dia un contributo concreto;la giurisprudenza in questi casi ricorre alla sempre discussa ipotesi del concorso esterno in associazione per delinquere di stampo mafioso.

La realtà fattuale ha infatti dimostrato che,molto spesso,l’associazione criminosa si avvale di soggetti “non associati”,dunque esterni,che però agevolano,promuovono,rafforzano la consorteria mafiosa.

Ricorrendo al “moltiplicatore di tipicità” ex 110 cp.la giurisprudenza ha configurato il concorso eventuale in reato a concorso necessario:il concorso esterno in associazione mafiosa.

Senz’altro i contorni di tale discussa figura criminosa,non appaiono nitidi.

Autorevole dottrina,infatti,ha più volte evocato l’illegittimità di suddetta ipotesi in evidente contrasto con i principi di riserva di legge,tassatività,determinatezza e precisione.

Eppure,data la riprovevolezza del fenomeno mafioso,il ricorso al concorso esterno appare uno strumento necessario per arrestare la “macchina del consenso”mafioso sanzionando anche gli imprenditori,i pubblici funzionari nonché i politici che pur non essendo parte integrante della consorteria mafiosa,contribuiscono allo sviluppo e rafforzamento della stessa.

I caratteri essenziali del concorso esterno,non a caso,sono stati delineati dalle numerose pronunce giurisprudenziali intervenute sul punto.

La genesi del fenomeno è da ricondurre alla nota sentenza Demitry(Cassazione 1994 n.16) che per la prima volta accolse la teoria del concorso esterno tentando di tracciarne gli elementi costitutivi.

Il concorrente esterno, a dire della S.C. “è colui che non intende far parte dell’associazione né che l’associazione chiama a far parte”nonostante questa “estraneità” il concorrente apporta un contributo significativo nei “momenti di fibrillazione e patologia dell’associazione garantendone la sopravvivenza”.

Il concorrente esterno,dunque,pur non condividendo i metodi e fini dell’associazione,interviene in momenti di necessaria supplenza per ostacolare la cessazione della consorteria mafiosa. La sentenza Demitry,proprio in quanto limitava il concorso esterno in associazione mafiosa ai soli momenti di fibrillazione, fu aspramente criticata dalla dottrina al punto tale da richiedere ulteriori precisazioni giurisprudenziali.

La sentenza Mannino prima e Carnevale poi,connotarono, in maniera ancor più chiara, il fenomeno del concorso esterno.

La sentenza Carnevale,infatti, si sofferma in maniera precisa sul contributo del concorrente esterno(SS.UU.2003 N.22327).

Suddetta pronuncia vedeva imputato un magistrato come concorrente esterno in quanto preposto dalla consorteria mafiosa ad “aggiustare le sentenze”dei capi di Cosa Nostra.

La pronuncia proscioglie l’imputato(sottoposto al processo per aver configurato la nullità delle sentenze sul caso Basile per un vizio di forma)ma fissa principi,ancora in parte seguiti,per la configurazione del concorso esterno.

La S.C. evidenzia che il contributo del concorrente esterno non deve solo sussistere nei momenti di declino o fibrillazione dell’associazione ma è prospettabile anche nei momenti di fisiologia al fine di rafforzare l’intero sistema criminale.

Questo può essere,come evidenziano le SS.UU., di qualunque natura:economico, materiale,morale e persino processuale purchè si atteggi come agevolatore,in concreto,con il relativo onus probandi.

La sentenza Mannino bis(Cassazione 2010n.7651) descrive “funditus”il contributo agevolatore ricorrendo alla “causalità dell’agevolazione” sulle coordinate delle SS.UU.Franzese.

È possibile, a dire della Suprema Corte,che anche un politico,un funzionario,un pubblico ufficiale concorrano, ab externo, alla consorteria mafiosa, purchè tale contributo risulti agevolatore in concreto e non nel caso in cui il comportamento dell’imputato sia di “mera disponibilità”verso l’associazione mafiosa.

Il diritto penale,evidenzia la Cassazione,è il delitto del fatto, non della riprovevolezza sociale dell’autore,pertanto, perchè possa trovare applicazione il 110 cp in combinato disposto con il 416 bis cp, è necessario che sussista una agevolazione concreta e provata.

È evidente, come sottolineato da una recente e nota requisitoria(la requisitoria del Procuratore Generale Iacoviello al processo dell’Utri)che alla luce dei principi della “Mannino bis”sia assi più difficile strutturare un impianto accusatorio stabile per il concorrente esterno.

La necessità di ossequiare il principio di offensività in concreto,esaltato continuamente dalla giurisprudenza,rendono,secondo alcuni,atrofizzata la combinazione 110cp416bis cp. al punto che diverse sono le voci di autorevole dottrina e della stessa giurisprudenza,volte ad un intervento legislativo puntuale, rispettoso dei principi generali ma,allo stesso tempo capace di sanzionare fermamente il concorso esterno.

Stante la difficoltà,soprattutto probatoria, dell’ipotesi del concorso esterno, si è fatto spesso ricorso,come dimostra la “Mannino bis” al reato di scambio elettorale politico-mafioso.

L’art.416 ter, inserito nel 1992 dopo i tristemente noti fatti di cronaca, è la rappresentazione paradigmatica dell’inefficienza di interventi legislativi dettati dalla sola urgenza.Saucony Scontata Esclusiva Jazz Da Scarpe Vendita Original n8XOPwk0

Non a caso la norma, sin dalla sua genesi,palesò la propria inadeguatezza.

L’originaria struttura normativa,infatti,incriminava solo il politico nella fallace convinzione che il mafioso venisse sanzionato ai sensi del 416bis, che ottenesse la promessa di voti in cambio di denaro, con una pena da 7 a 12 anni.

L’applicazione giurisprudenziale e la prassi ne hanno palesato le criticità.

In primis,la limitazione al solo politico appariva irragionevole ,in secundis il reato si configurava con l’erogazione e pretendeva necessariamente lo scambio denaro-voti.

La pratica giurisprudenziale ,invece dimostrava come fosse assai più comune lo scambio voti contro favori di vario genere che andavano dalla mera disponibilità del politico all’affidamento di appalti,all’attribuzione di posti di lavoro.

Inoltre, incriminare la sola erogazione di denaro, escludeva la possibilità di configurare il 416ter in caso di promessa non seguita dalla dazione.

La giurisprudenza,per garantire l’applicazione pratica del 416ter tendeva ad ampliarne l’ambito applicativo estendendo la norma ai casi di scambio voti-favori valutabili in denaro ed,in alcuni casi, perseguendo anche la mera promessa.

Palese la violazione del principio di legalità.

Il sollecitato intervento normativo ha trovato risposta nella L.622014 che ha riformato lo scambio elettorale, non senza criticità.

La nuova disposizione normativa incrimina chiunque accetti la promessa di procurare voti, mediante modalità mafiose, in cambio dell’erogazione o della promessa di denaro o altre utilità,con la reclusione da 4 a 10 anni e sanzionando anche il promittente.

Dunque,l’attuale dettato normativo incrimina politico e mafioso,a differenza della norma precedente,vede il reato consumato anche con la sola promessa e ravvisa lo scambio elettorale anche in presenza di generiche utilità, pur riducendo la pena.

Il ricorso all’utilità è, senza dubbio,pertinente.

Sono i “favori” i prezzo di scambio,più che il denaro.

Il reato attuale, inoltre, si perfeziona anche con la mera promessa anticipando la soglia del penalmente rilevante e riconducendo il 416ter nell’orbita dei reati di pericolo che sanziona per giunta entrambe le parti.

Dunque il legislatore ha inteso anticipare la soglia di punibilità sanzionando anche i fatti prodromici.

La pena,invero,appare ridotta e la norma inoltre richiede un ulteriore presupposto:il metodo mafioso.

Pertanto la disposizione,sebbene “neoanta”,ha subito alimentato un articolato dibattito. In primis,un punto ormai caro alla cronaca:la riduzione di pena. A ben vedere, però, il 416ter nella sua struttura attuale,si configura come un reato di pericolo volto ad evitare la realizzazione di quanto disposto dall’art.416bis comma 3.

Proprio questa anticipazione della soglia punitiva giustificherebbe,secondo alcuni,la riduzione di pena;incriminando la mera promessa,infatti, si arretra la soglia del “penalmente”rilevante e,in ossequio alla necessità rieducativa della pena,se ne prevede una riduzione rispetto al passato.

Se infatti alla promessa segue l’erogazione del denaro od altre utilità che apportano un contributo agevolatore alla consorteria mafiosa,per il politico sarà configurabile il concorso esterno, con un sensibile aumento di pena.

Più ragionevole appare,invece la seconda critica sollevata in relazione al “metodo mafioso”richiesto dal 416tercp. Mentre infatti per lo scambio voto-denarovoto-utilità appare prospettabile una continuità normativa,con conseguente successione di norme penali ai sensi dell’art.2cp, stante la natura più ampia del 416ter attuale,in relazione al metodo mafioso,invece,questa previsione appare, senz’altro, una precisazione innovativa.

L’originario 416ter, sul punto,taceva.

Alcuni pertanto,hanno paventato con la nuova formulazione una ipotesi di nuova incriminazione con conseguente irretroattività e gravame sulle fattispecie incriminate.

Data l’attualità della disposizione,la poca giurisprudenza pronunciatasi ha,tendenzialmente adottato la tesi della continuità normativa. Secondo i giudici,infatti il legislatore si è semplicemente limitato ad esprimere,in maniera chiara,un requisito implicito anche nel vecchio416ter;dunque,sulla base di una interpretazione che valorizza l’intentio legis,appare convincente prospettare la continuità normativa. Ostativo, in tal senso il principio di legalità che,in parte sembra oscurato da una interpretazione estensiva. Non a caso,la questione è tuttora fortemente dibattuta.

Appare evidente che la materia associativa,species la consorteria mafiosa,richieda particolari cautele al legislatore,nell’elaborazione del precetto ed all’interprete nella fase ermeneutica.

La compartecipazione al delitto,da sempre massimamente riprovevole,non a caso già nota ai romani,considera i delitti associativi tra i più odiosi nonchè tra i più pericolosi.

L’associazione per delinquere species,quella mafiosa,flagella tuttora il nostro sistema economico-sociale,e appare sempre più versatile,sempre più all’avanguardia,sempre più internazionale.

La necessità di arrestare il suddetto fenomeno,mai smentita in astratto,sembra,in concreto aver subito delle battute d’arresto.

La riforma del 416ter apporta linfa nuova ma resta sempre scoperta e tuttora dibattuta, l’annosa questione legata all’ipotesi del concorso esterno.

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La repressione pretende strumenti idonei,efficienti,certi ed ossequiosi dei principi generali del diritto penale,pertanto,l’intervento normativo sul concorso esterno non è semplicemente dovuto ma,allo stato attuale,assolutamente indispensabile.

 

[1] Il presente elaborato è stato redatto al corso di preparazione al concorso in magistratura, coordinato dal dott. Maurizio Santise, ed è stato integrato e adattato per esigenze editoriali, senza, tuttavia, alterarne la sostanza.

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